Nubi di passaggio


Oggi…

diversi da ieri

Domani…

da oggi

L’indice accusatore

dell’ottuso

confina quest’effetto

nel volubile

allorché

la ratifica di un saggio

lo sconfina

nella crescita

martedì, 20 maggio 2008


AL DI LA' DEI VICOLI CIECHI

     

L’anima sa troppe cose, fa troppo chiasso, non tace mai. Sventa le trame e gli orditi della mente, la quale, per sua natura, è portata agli incasellamenti, nella maggior parte dei casi, ahimè, fallaci. La mente DEVE lavorare sodo per convincere sé stessa di qualcosa in cui la sua anima non crede.

Ma la verità è solo nell’anima. Solo ed esclusivamente lì. Ed è questo che fa paura. La verità non sempre ci compiace ma, il fiuto, le sensazioni, l’istinto, sono queste le voci che, come la notturna Penelope, disfano le tele falsamente intessute dalla mente. È molto più auspicabile dunque, che sia l’anima ad educare la mente e non il contrario, poiché le conseguenze a livello psichico, alla lunga, possono risultare disastrose. Le malattie psichiche sopraggiungono proprio quando la mente combatte per avere la meglio sulla sua eterna resistenza: l’anima.

È strano, tuttavia, che sia proprio il soffio vitale, la nostra parte animica, a muovere i fili di tutto il nostro essere, proprio come una pila nel pupazzetto che si agita. Perché è strano? Perché senza di essa, nemmeno “la grande bugiarda” avrebbe gambe per camminare.

Il quesito non si pone diversamente allorquando pensiamo a Dio come al creatore dei demoni. Egli gerarchicamente è sopra ogni cosa, no? Orbene, i demoni e la mente servono a distrarci dal vero? Penso proprio di si. È il loro ruolo. Al di qua del velo, luogo che abbiamo scelto di esperire, fatto di energie dense, di illusioni, di avidità, l’amore (che risiede solo nell’anima), riesce ad esprimersi a sprazzi.

La mente non ama, vuole essere amata.

L’anima ama ed è pienamente appagata unicamente da questo.

L’anima sa e conosce ogni cosa. È connessa con tutto e tutti. Percepisce. È deità allo stato puro.

È la mente, dunque, il nostro velo, il palcoscenico sul quale tutti recitiamo il nostro copione, più o meno consapevolmente.

Si: questo piano di esistenza è il nostro vero film, la nostra matrix, quell’esperienza così amaramente speziata, che solo nel nostro basso cielo, potevamo assaporare.

Ed è solo realizzando che la mente mente, che si squarcia quel velo e tutto comincia a prendere la giusta direzione.

Si può “tornare a casa” pur senza muovere un passo. Lo sapevate?

 

sussurrato da Melarea

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Ore 19:27



sensazioni, filosofia, introspezione, metafisica, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni

giovedì, 28 settembre 2006


AAA NARRATORE CERCASI

  

Vengo da tutti i luoghi
e da nessuno
Cucciolo sprovveduto d’infinito
Vaghe reminiscenze
giocano a nascondino
dietro ai muri
d’un arcano esistere
Progetto impenetrabile
Resa dei conti, forse…
Domando conoscenza dello scopo
Imploro la presenza
di un Ricco Narratore
seduto al bar con me
occhi negli occhi
a offrir da bere luce
alla mia notte

sussurrato da Melarea

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Ore 19:10



poesia, sensazioni, risveglio, mistero, spiritualità, metempsicosi, metafora, percezioni, autoconoscenza

martedì, 05 settembre 2006


In ozio

 
E' domenica: la città si riprende le strade
porgendosi al giorno con minor chiaccherio.
C'è quiete: dal balcone filtrano profumi carichi
confusi con il cinguettar degli uccelli.
 
Anche ai miei anni si può cedere all'ozio,
sdraiati dal mattino sul letto:
la mente aggredita da nulla assoluto
ed i muscoli vuoti.
Non pesa stanchezza e gli anni c'ho indosso
non hanno sfibrato le membra.
Voglio quest'ozio: goderlo aspettando
che lieve esca il passato a diffondersi
nelle prossime ore.
 
    Sdraiata a prua della barca,
i seni liberi offerti alle mani operose
del sole d'agosto ché li trasformasse
in ambra, preziosi gioielli.
Sul corpo disteso spruzzi lasciavano gocce,
che si perdevan veloci, come il breve vivere
di frasi d'amore, lampi di luce cometa
 in una notte d'estate.
Giovin ribelle, al gioco di fingerti sposa
costringevi il fragil compagno,
mai paventando che odio vincesse
l'ardente bruciar della carne.
 
Ecco, l'oziare diviene il tormento
che sempre prende i miei giorni;
dalla tua brama di essere
il centro di ore assetate di vita
(quelle che non vivesti fanciulla)
di nuovo mi nasce dolore.
 
E' domenica: poche ore e andrò
a placare nel sonno l'ansia
che albeggia ogni volta
che pigro mi faccio.

sussurrato da grisby6043

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Ore 23:41



poesia, sensazioni

domenica, 03 settembre 2006


LEGGENDA DI UN VIAGGIO

 
Prima di venire al mondo, il mio spirito si trovò al cospetto dell’Altissimo.
Egli mi chiese se fossi stanca ed annoiata da quel tripudio di pace e serenità in cui ero immersa. Se quei fiori dai colori che non conosciamo, se quei laghi, quei monti, quei mari e quell’aria frizzante ma leggera, avessero turbato la mia capacità di goderne. La non alternanza di dispiaceri, mi spiegò, poteva aver offuscato il valore di tutto ciò che Lui, munifico, ci aveva elargito in casa Sua.
Nel proferirmi queste nozioni, mi accarezzava le mani e, anche se Lo ascoltavo a testa bassa, tutto il mio spirito era dotato di vista e scorgevo i Suoi occhi velati da un panno lacrimoso.
Un padre che si sentiva colpevole di inospitalità o, forse, di eccesso di zelo!
Non osavo sollevare la testa per la vergogna della mia ingratitudine. Ma un Padre conosce sempre i pensieri di un figlio e, suo malgrado, con la mano sollevò il mio mento e mi sorrise con un amore incondizionato. Mi aveva compresa e perdonata.
Non mi sono mai sentita più amata di allora…
Il Suo unico cruccio era quello di non sapermi felice neanche dopo aver realizzato la scelta che promise di accordarmi.
<<Figlia mia, cosa posso fare per te? Sappi che qualsiasi cosa tu chiederai, avrà un prezzo>>. Aveva già letto le mie intenzioni di venire a fare un giro su questo pianeta.
<<Io sono un Padre e, pertanto, sono anche un educatore e se qualche volta mi accusano di essere ingiusto, è perché non sanno che in tutti i miei disegni, c’è sempre una gran dose di insegnamento. Persino negli episodi della vita che sembrano i più insormontabili, i più penosi…
Non ti arrovellare dunque nella scelta della tua prossima stazione. Puoi benissimo chiudere gli occhi e puntare il dito su un qualsiasi punto della mappa. L’avventura sarà densa dappertutto. E’ vero. Saprai apprezzare meglio le tue gioie, ma esse saranno sempre conseguenza di cospicui pedaggi. Di dolori e tormenti. Di travagli che temprano. Dovrai avere più ardimento di un prode combattente. Ed ora, scegli figlia mia!>>
Lo abbracciai con tutte le mie forze e piansi commossa.
Dove scelsi di andare? Sul punto della mappa additata dai più. Quelli che hanno ancora tanto da imparare e tanti tesori da raccogliere percorrendo il loro sentiero.
L’Altissimo mi disse: <<Orbene va’, corri laggiù tesoro e…torna più saggia>>!
 
 
 

sussurrato da Melarea

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Ore 16:17



viaggi, ricordi, sensazioni, sogni, religione, considerazioni, fiabe, mistero, fascino, spiritualità, metempsicosi, percezioni, ricerca interiore

giovedì, 10 agosto 2006


ESSENZA

Aria.
Materia rarefatta
Resasi trasparente
non per nulla
Simile a una rinuncia
d’amor sacrificale
per dar chiarezza
ai nitidi contorni
del fascino che ondeggia
davanti al nostro semplice…
guardare
Tattile si fa l’occhio
quando sfiora
l’essenza del miracolo…
nel tutto.
E il tutto ci circonda
di risposte
laddove nessun dotto
ha mai potuto!
Finanche tutto il nostro dimenarci
indossa vesti
per l’orientamento:
ci porta all’asfissia
dall’illusione
per poi colmarci d’aria
a respirar…
l’Eterno

sussurrato da Melarea

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Ore 17:37



poesia, sensazioni, risveglio, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni

mercoledì, 09 agosto 2006


PRIMAVERE CHE CAMBIANO

Le primavere avanzano
ma non segnano il calo
della febbre
Continua l’altalena di emozioni
ad oscillare a centottanta gradi
Come ai tempi passati!
Ma c’è una metamorfosi
d’inversa proporzione
C’è un angolino magico:
è strategia che fa scrutare
a fondo!
Non eventi giganti
sulle pagine dei miei sorrisi
Non feroci amarezze
accusate da lacrime
Non più.
Solo piccoli spunti.
Una nuvola rosa
Un bambino che ride
La moka che borbotta
Le favole più strane
Il vicino di casa
nel parco col suo cane
e gocce
e granellini
e…
tutto si fa musa
Gli slanci del mio cuore
non hanno più pretese
Più piccolo è lo sprone
più forte e intensa
esplode l’emozione!
 

sussurrato da Melarea

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Ore 21:25



poesia, sensazioni, considerazioni

sabato, 05 agosto 2006


Narghilé a Kom Ombo

 
Doooodiciiiiii! Ecco il richiamo all’ordine del “gregge” che Ahmed usava per farci accorrere.
I dodici caproni senza oriente né occidente che brancolavano a vanvera tra le meraviglie dell’Africa. Riempiva di rumori e vibrazioni anche le sue mani parallele alla bocca. E’ stato più o meno la settimana scorsa che, mentre contava i turisti a bordo del bus, gli è balenata un’idea geniale per tenerci buoni.
L’Egitto, terra incantatrice di serpenti per eccellenza, vanta tra le varie diavolerie a sua disposizione, il narghilé. Qualcuno del posto ama definirla una mini droga, ma giusto per dare un alone di intrigo alla novità. In effetti anche Ahmed ce lo lasciò credere.
La parte storica del luogo gioca sicuramente un ruolo di importanza mondiale e si ravvisa nelle basi che ha gettato alla più ampia spaziatura concernente il passato.
Ogni reperto archeologico rinvenuto riporta indietro nel tempo e, ancora, in un ulteriore periodo antecedente all’antecedente, fino a perdersi nella notte dei tempi e nei misteri più insoluti.  Ma la cultura popolare contribuisce ad accentuarne il fascino, cosicché, anche il più piccolo elemento fa testo. Uno scorpione, uno scarabeo, un uccello trampoliere, un frutto esotico, la melassa, gli incensi, il narghilè.
Alla nostra guida turistica venne in mente di farci “assaggiare” il narghilé alla melassa.
Scesi dal bus, ci collocò come soldatini in fila indiana sul marciapiede, intimandoci di seguirlo. Fingendoci subordinati, intraprendemmo la marcia verso l’ignoto cui Ahmed ci stava conducendo. Ma la nostra fiducia in lui era oramai collaudata e cieca. A dire il vero, non ci aveva mai delusi. La sua cultura superava ogni aspettativa e, per essere un cairota, parlava un italiano più che perfetto. Inoltre era una fonte inesauribile di sorprese e di scherzetti di ogni tipo. Come potevamo trasgredire agli ordini di un “capo” che usava come massima fustigazione quella di sbalordirci piacevolmente ad ogni piede messo avanti?
Bene, per farla breve, ci condusse in una specie di giardino pensile molto somigliante all’Eden che nel corso degli anni sono riuscita a edificare nella mia mente. Tutto era tremendamente esotico e ci sentivamo avvolti da un incalcolabile senso di trascendenza. Lo capivamo guardandoci negli occhi, a conferma della condivisione dell’impatto.
Personalmente avevo il cuore colmo di una certezza: quel luogo non mi era estraneo. I miei piedi poggiavano su un suolo che già avevo calpestato, chissà quante volte e, soprattutto, chissà quando…
Ci accomodammo su divani di vimini intrecciati da mani sapienti, posti a forma di ellissi attorno ad un tavolino che serviva per poggiare i narghilé, che presto arrivarono.
Per la prima volta le mie narici annusavano qualcosa che si fumava, ma che non sapeva di tabacco. Gli aromi emessi da quel liquido gorgheggiante andavano dalla mela alla vaniglia, dal cacao alla melassa e via dicendo…Il tabacco c’era, ma in piccole dosi e il suo maleodorante aroma veniva sovrastato dai profumi aggiunti all’acqua. Cominciammo, a gruppi di tre, a passarci quel tubo, cambiando il bocchino ogni volta e, al mio turno, mi accorsi che fumare da quell’aggeggio corrispondeva più o meno ad una sorta di dialisi ai polmoni. Si incamerava vapore profumato. Nessuna sensazione, tranne qualcosa come la purificazione di un apparato vessato da anni da una bronchitaccia da tabagismo. Che strano!
Ahmed se la rideva e provava un piacere perverso nel vederci incantati da quel contesto. La sua era una sorta di rivincita verso un occidente convinto di essere il solo capace di trasudare avvenenza.
Bevemmo il nostro karkadé e ci avviammo ai saluti del posto.
Ero verso l’uscita oramai, ma col capo voltato dirigevo i miei ultimi sguardi che già soffrivano di nostalgia della sacralità di quell’ambiente. Della diligenza degli inservienti, degli strumenti musicali appesi alle pareti di canna, di una specie di palco allestito sul fondo del giardino per chissà quali scopi. Della magia di quegli strani lampadari fatti di paglia e frutti che, oscillanti a causa di una leggera brezza, sembravano anch’essi salutarmi. Quasi riuscivo a palpare un che di nostalgia anche da parte degli arredi!
Doooodiciiiiii!

sussurrato da Melarea

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Ore 19:32



viaggi, vacanze, sensazioni, mistero, fascino, metempsicosi, percezioni


QUALCOSA DI ME

Blogger: Melarea
Nome: Mela
Carmela Cioffi è nata a Trani (BA) il 12.02.63. A ventitrè anni si trasferisce a Novara dove vive e lavora come responsabile di un laboratorio multimediale presso una scuola per geometri. È pittrice, decoratrice di oggettistica, restauratrice. Da qualche anno si interessa di discipline trascendentali ed è operatrice Reiki. Ha pubblicato tre e-book di poesia. "Tra le crepe dell’anima" è la sua prima raccolta edita. Anatomia di un’anima. La raccolta di Carmela Cioffi si apre sulla pagina come un viaggio profondo Tra le crepe dell’anima, l’anima ovviamente dell’autrice, che in questa raccolta si mette a nudo. Un percorso lungo e articolato quello di Carmela Cioffi, che lentamente si svela. Pagina dopo pagina infatti, sembra farsi via via più concreta l’immagine dell’autrice, che trasforma la carta in un mondo per fermare il tempo e nascondere frammenti della propria vita. La persistenza della memoria. Questo sembra infatti essere il principio cardine attorno al quale si muove la scrittura di Carmela Cioffi, che affronta in questa raccolta due percorsi diversi, seppure vicini. Da una parte infatti vi è un tentativo di andare alla scoperta di sé, di preservare il proprio sentire, il proprio vissuto interiore, che si deposita e si cristallizza nello spazio delle poesie. Dall’altro invece vi è un tentativo di serbare dei momenti che hanno avuto una funzione di perno dell’esistenza dell’autrice. Momenti che appartengono al passato, ma che, non di meno, grazie alla memoria e alla scrittura, riescono a ritagliarsi il loro spazio di esistenza, a vincere il tempo.


Musica

SOGNO COLORI




PENSIERI


Amo il poeta

Che viaggia senza mezzi

E senza gambe

Vagabonda o corre

Che smuove il mondo

Senza leve o mani

Che non paga onorario

Ad un notaio

Perché possa lasciare

Testamento

Che dà corpo ai suoi sogni

Più d’un mago

E che sa contagiare

Dei suoi voli

Che imprime la sua firma

Senza china

O timbro a effigie

Sulla ceralacca

Amo il poeta

Che ha dato dimissioni

Dal finto senno

Che gli hanno insegnato

Amo il saggio poeta

Che ama la sua poesia

Autenticata…

Dalla sua follia


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L'ignoranza si può considerare acuta solo fintanto che non la si riconosce come propria (Mela)


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