mercoledì, 27 agosto 2008
QUANDO

Quando nessuna cenere
Pioverà sui miei versi
E la mia china
Sarà minimalista
Quando saprò appoggiare
Le mie labbra sul bianco da venire
E non sarà uno specchio
A farmi riconoscere
Quando ogni mia parola
Non sarà al mio servizio
Ma sarà serva
Dell’ultimo del branco
Quando i miei pori
Respireranno più forte delle nari
E la mia sete
Darà da bere a chi solleva l’indice
Ecco…soltanto allora
Non avrò più domande
Che’ le risposte
Saran celate in esse
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Melarea
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Ore 21:05

poesia, risveglio, ricerca interiore
martedì, 20 maggio 2008
AL DI LA' DEI VICOLI CIECHI

L’anima sa troppe cose, fa troppo chiasso, non tace mai. Sventa le trame e gli orditi della mente, la quale, per sua natura, è portata agli incasellamenti, nella maggior parte dei casi, ahimè, fallaci. La mente DEVE lavorare sodo per convincere sé stessa di qualcosa in cui la sua anima non crede.
Ma la verità è solo nell’anima. Solo ed esclusivamente lì. Ed è questo che fa paura. La verità non sempre ci compiace ma, il fiuto, le sensazioni, l’istinto, sono queste le voci che, come la notturna Penelope, disfano le tele falsamente intessute dalla mente. È molto più auspicabile dunque, che sia l’anima ad educare la mente e non il contrario, poiché le conseguenze a livello psichico, alla lunga, possono risultare disastrose. Le malattie psichiche sopraggiungono proprio quando la mente combatte per avere la meglio sulla sua eterna resistenza: l’anima.
È strano, tuttavia, che sia proprio il soffio vitale, la nostra parte animica, a muovere i fili di tutto il nostro essere, proprio come una pila nel pupazzetto che si agita. Perché è strano? Perché senza di essa, nemmeno “la grande bugiarda” avrebbe gambe per camminare.
Il quesito non si pone diversamente allorquando pensiamo a Dio come al creatore dei demoni. Egli gerarchicamente è sopra ogni cosa, no? Orbene, i demoni e la mente servono a distrarci dal vero? Penso proprio di si. È il loro ruolo. Al di qua del velo, luogo che abbiamo scelto di esperire, fatto di energie dense, di illusioni, di avidità, l’amore (che risiede solo nell’anima), riesce ad esprimersi a sprazzi.
La mente non ama, vuole essere amata.
L’anima ama ed è pienamente appagata unicamente da questo.
L’anima sa e conosce ogni cosa. È connessa con tutto e tutti. Percepisce. È deità allo stato puro.
È la mente, dunque, il nostro velo, il palcoscenico sul quale tutti recitiamo il nostro copione, più o meno consapevolmente.
Si: questo piano di esistenza è il nostro vero film, la nostra matrix, quell’esperienza così amaramente speziata, che solo nel nostro basso cielo, potevamo assaporare.
Ed è solo realizzando che la mente mente, che si squarcia quel velo e tutto comincia a prendere la giusta direzione.
Si può “tornare a casa” pur senza muovere un passo. Lo sapevate? 
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Melarea
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Ore 19:27

sensazioni, filosofia, introspezione, metafisica, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni
lunedì, 25 febbraio 2008
CATARSI
Perché davanti a quel fiore era cambiata la mia vita?
Cosa mi succedeva? Non ero più io e, questa volta, DOVEVO accettarlo.
Più volte, prima di allora, mi sorpresi a fare a pugni con una nuova prepotente essenza che cercava di spodestare, senza autorizzazione, la mia persona dal suo trono… Ma il mio modo di essere, non aveva mai raggiunto apici tali da subire una trasformazione così tanto radicale e la mia cecità, riusciva a concepire solo il cambiamento del corpo, del clima, del colore delle foglie in autunno, dell’esigenza di un ghiro di rinunciare alle proprie attività quotidiane a favore di un lungo letargo…
Rientrava tutto nel giusto svolgimento delle cose. Era semplicissimo: tutto DOVEVA andare così!
Ciò che non avevo mai fatto, era chiedermi il perché. Anzi, a ben guardare, non è che non l’avessi mai fatto ma, più genuinamente, al primo inghippo rinunciavo all’impresa di cercare una risposta.
Annaspare nella confusione, non era la mia massima aspirazione e dunque, mi imponevo dei limiti, precludendomi ogni possibilità di conoscenza. Avevo paura di “sapere” o, forse, di sentirmi troppo diversa da tutte quelle persone che, da sempre, mi circondavano di affetto e di attenzioni.
Quanti segnali non visti prima di allora! Quanti fiori, quanti cieli, quanti arcobaleni, quante piogge e quanti uomini inosservati! Quanta irriverenza verso un tutto che non mi era dovuto eppure era mio!
Come avrei potuto iniziare a parlar loro del mio nuovo “abito” senza rischiare di essere internata?
Ma il destino non mi permetteva di andargli contro – come d’altra parte fa con tutti. Cambiavo strada per non incontrare i suoi disegni e invece questi ultimi erano proprio lì: sotto i miei piedi, sul mio capo, ai miei fianchi, sulla mia via di fuga.
Cos’avevo fatto? Tutto ciò aveva il sapore di una condizione double-face. Se da un lato riuscivo a scorgervi il merito, dall’altro veniva fuori prepotente la certezza che si trattasse di una punizione.
Dove facevo risiedere la punizione? Mi sentivo offerta in olocausto quando, tra parenti, amici e colleghi, mi sentivo totalmente avulsa e mi costringevo ad essere quella persona che si aspettavano che io fossi: quella che conoscevano. E dove risiedeva il merito? Il merito arrivò davanti ad una viola del pensiero. In quel preciso momento decisi che la mia non era follia, non era diversità, era solo “il tempo”. Immersa nella contemplazione dei suoi colori, sentivo forte che a quel fiore mancava solo la parola. Esso pulsava, ondeggiava, emetteva frequenze, mi catturava imponendosi alla mia attenzione.
Io stessa diventavo la viola.
Quella viola ero io.
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Melarea
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Ore 11:48

introspezione, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni, ricerca interiore, autoconoscenza
venerdì, 26 ottobre 2007
Il Cammino dei folli

Ho imparato a leggere
per credere nella Parola Scritta
Se tu sapessi leggere
non apriresti il libro del Saper…
Non bramo il Saper
perché il peso della co-scienza
non regge gli archi a tutto sesto
del mio credo…
Quando il tuo “Credo”
diverrà il tuo “So”
porrai quel tomo
tra le cose vacue
e resterai stupito
ad occhi chiusi
di essere i tuoi occhi
a mani in tasca
di esser le tue mani
E resterò immobile nel tempo
camminando per le vie dei folli
che ignari di esser savi
con le loro labbra
stolte e sigillate
sorridono ebbri
tessendo le lodi
dell’effimero e dell’inganno
dati dall’illusione del libero arbitrio
(Melarea & Reasilvia77)
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Ore 19:54

poesia, amicizia, introspezione, risveglio, mistero, spiritualità, divenire, percezioni, autoconoscenza, quattromani
venerdì, 05 ottobre 2007
OLTRE I SENSI CANONICI

Taci
dentro la notte insonne
Taci ammodo
per sentire affiorar
un nuovo senso
timidamente settimo
al seguito d’un sesto
che ancora non s’afferma
Fatichi a crederci
ma gli corri dietro
Esso t’insegue in circolo
Prendimi che ti prendo
è il vostro slogan
detto incessantemente
ad alta voce
E i canonici cinque
fieri d’esser notori
continuano a sopire
la tua mente
dando slancio a favelle
che mai tacciono
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Melarea
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Ore 20:26

poesia, introspezione, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, percezioni, ricerca interiore
mercoledì, 15 agosto 2007
ARMISTIZIO

Marea dopo marea
si è costituita l’anarchia del cuore
Ad ogni esplorazione
di giungle nuove
nell’ironia di non trovar l’inedito
rattrappivo via via
quella selvaggia voglia
di cercare e cercare sulle piazze
C’eran troppe fratture
tra il mio schermaggio e me
ed ho convalidato un armistizio
Sedotta dall’assenza di compiuto
ho aperto una finestra sull’eterno
E’ sostanziale avviar la connessione
alla fonte interiore
per sapere cos’è
l’appartenenza a ciò
che non ha eguali
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Melarea
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Ore 23:07

poesia, introspezione, metafisica, risveglio, riflessione, evoluzione, spiritualità, ricerca interiore
venerdì, 15 dicembre 2006
LAMA A DOPPIO TAGLIO
Hai visto mai che un giorno
qualcuno mi dicesse
Chiedi ciò che desideri e l’avrai?
Una postilla sola a tutto questo
S’avvererà ogni cosa
fuorché l’annullamento
di quanto domandato…
Cosa farei ti chiedi?
Gli volterei le spalle
e scapperei lontano
Da lui, da me
da tutto il mio entusiasmo
Ho idea che sia più facile
mentire al cielo
che farlo con sé stessi
Non a lunga scadenza
né per sempre
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Melarea
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Ore 21:57

poesia, introspezione, risveglio, riflessione, autoconoscenza
martedì, 05 dicembre 2006
VORREI...

Mi hai regalato tanto
ma le mie mani
son troppo piccole
per contenere il cosmo
E cammino su e giù
per una stanza
con miliardi di porte
cercando quella
del chirurgo adatto
Vorrei...
Mani più grandi
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Melarea
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Ore 19:53

poesia, amore, risveglio, metafora, divenire, autoconoscenza
venerdì, 01 dicembre 2006
DA “IL LIBRO DEI SEGRETI” DI OSHO
(Chi non ama prendere Buddha ad esempio, può tranquillamente sostituire a quel nome quello di Gesù o dell’illuminato che più si adatta al suo credo)
Molte cose vanno prese in considerazione. Primo: la psicologia occidentale non crede nell’essere dell’uomo, crede soltanto nella mente. Per la psicologia occidentale non esiste nulla al di là della mente. E se non c’è nulla al di là della mente, allora qualunque cosa tu faccia non aiuterà veramente l’uomo. Al massimo aiuterà l’uomo a essere normale, al massimo!
E che cosa è normale? Qual è la normalità? Solo ciò che è medio. Se però l’uomo medio in sé non è normale, essere normali non significa nulla. Significa solo che ti sei adattato alla massa. Perciò la psicologia occidentale fa una cosa sola: quando qualcuno è disadattato rispetto alla massa, i metodi occidentali lo omologano di nuovo alla massa, che non è affatto posta in discussione; nessuno si chiede se la massa sia sana.
Per la psicologia orientale il criterio non è la massa. Ricordati di questa distinzione: per la psicologia orientale la massa non è il criterio, la società non è il criterio. La società stessa è malata. Qual è il criterio allora? Per noi un Buddha è il criterio. A meno che tu non diventi come un Buddha sei malato.
Per la psicologia occidentale il criterio è la società, perché il Buddha non può essere un criterio. Non credono che esista qualcosa come l’essere interiore, ma se non esistesse, non ci potrebbe essere alcuna illuminazione. Ma quando l’essere interiore viene alla luce, allora c’è l’illuminazione.
Perciò la psicologia occidentale in realtà è solo terapeutica, è solo una branca della medicina. Cerca, ti aiuta a riadattarti. Non è un andare oltre. Lo sforzo orientale è diretto a trascendere la mente, perché per noi non esistono malattie mentali, ricordalo! Anzi, la mente è la malattia. Per la psicologia occidentale la mente non è la malattia. La mente sei tu: non è la malattia. La mente può essere sana. La mente può essere malata.
Per noi la mente è la malattia: la mente non può mai essere sana. A meno che tu non vada oltre la mente, non potrai mai essere sano. Perciò l’uomo normale non è veramente sano: è solo entro i confini, è malato entro i confini. La persona anormale è andata oltre i confini, e la differenza tra i due è solo di gradi: di quantità, non di qualità.
Tra te e un pazzo in manicomio non esiste alcuna differenza qualitativa, ma solo di gradi. Lui è un po’ più pazzo di te; tu sei dentro i confini. Funzionalmente, tu puoi tirare avanti; lui no, è andato più in là di te; è un caso avanzato, nient’altro. Tu sei sul sentiero, e lui è arrivato.
La psicologia occidentale cerca di riportarlo al gregge, alla mandria, alla massa. Lo rende normale. È un bene: è un bene, entro i suoi limiti. Ma per noi un uomo, a meno che non vada al di là della mente, è pazzo, perché per noi la mente è pazzia.
Perciò cerchiamo di dipanare la mente per conoscere ciò che sta oltre. Anche in occidente si provano i metodi del dipanamento, ma solo per adattare la mente, ma ciò che sta oltre non è presente. E ricorda: a meno che tu non riesca ad andare al di là di te stesso, non accade nulla che abbia un valore e, a meno che non ci sia qualcosa al di là di te che tu possa raggiungere, la vita è priva di senso.
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Ore 13:50

religione, considerazioni, introspezione, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, divenire, ricerca interiore, autoconoscenza
lunedì, 20 novembre 2006
FINALE CONCORSO

Non so dire altro che....
GRAZIE
A http://volobliquo.splinder.com/
A chi si è soffermato a leggermi
A chi ha votato le mie emozioni
e sa bene che,
di tale intensità,
possono esistere!!!
Con un abbraccio IMMENSOOOOOOOO
e con una lacrima di gioia incontenibile
brindo a voi tutti...
MELA
S'OBLIA DI SE' LO SPIRITO
********
S’oblia di sé lo spirito
assai spesso
ma…
in un vagar di membra
sopraggiunse la quiete
attorno al mio assorbire
in solitudine
da quei dintorni
di natura in auge
Fu come una pellicola
a proiettarsi
dentro gli occhi miei
digiuni quanto ignari
in quel momento
di dare cibo all’anima
per loro accesso
E di colpo il Creato
si donò un mio sorriso
E di colpo il Creato
si garantì costante
la gola del mio sguardo
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Melarea
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Ore 22:51

poesia, introspezione, risveglio, percezioni, ricerca interiore, autoconoscenza, semifinale concorso un battito d, finale concorso un battito dali, per sempre amore
lunedì, 13 novembre 2006
PELLEGRINAGGIO
Ho concesso del tempo
Al mio pensare
Per tornare allo strazio
Di troppi miei momenti
Quando credevo d’esserne
Schiava per sempre
A volte il cambiamento ci è nemico
A volte, invece, cura ogni ferita
È caduco il dolore come la gioia
E spesso
Quello che noi chiamiamo
...libero arbitrio…
È libero soltanto in apparenza
Giacché qualunque opzione
Offre solo occasione per scorciare
O accrescere il percorso
Prima di guadagnare Quella Foce
È un Piano che sorride con pazienza
E ci sa attendere
Non con braccia conserte
Né con piede agitato che batte al suolo
Attende
Giammai nel tempo
Bensì
Nella sequenza
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Melarea
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Ore 10:30

poesia, introspezione, risveglio, riflessione, spiritualità, divenire, ricerca interiore
venerdì, 03 novembre 2006
CRESCITA

Oggi…
diversi da ieri
Domani…
da oggi
L’indice accusatore
dell’ottuso
confina quest’effetto
nel volubile
allorché
la ratifica di un saggio
lo sconfina
nella crescita
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Melarea
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Ore 18:08

religione, considerazioni, risveglio, riflessione, spiritualità, divenire, ricerca interiore, autoconoscenza
mercoledì, 18 ottobre 2006
LA CONCHIGLIA NON TRILLA

Zelo di salmodianti mormorii
Giunge da una conchiglia
Che ha baciato il mio orecchio
Vento di mare e sibilo soave
Intimo invito a una celebrazione
Fra corpi d'eterogenea provenienza
Sento
Una Sveglia che non conosce trillo
Cenno paradossale
D’imperativa solidarietà
Che anela amalgamare
Tutto con Tutto
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Melarea
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Ore 16:30

poesia, risveglio, riflessione, ricerca interiore
martedì, 10 ottobre 2006
IL CALESSE DELLA VITA
Venditore ambulante d’illusioni
mi raccogliesti a bordo
sul tuo sedile d’ebano e rintagli
In giro mi portasti
per esistere
Nulla avrei fatto per indietreggiare
dalla visuale di quel panorama
ch’estendendo la mano
potevo anche toccare
Toccare si ma…
senza mai afferrare
Finché non ruzzolai nella veduta
e tu sfiancato ti fermasti a un palmo
E' d'allor che m’insegui docilmente
mentre procedo a piedi disillusa
e brindo alla sconfitta del tuo inganno
anche se ancor t’affanni a chieder scusa
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Melarea
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Ore 17:16

poesia, considerazioni, risveglio, metafora, percezioni, falsità, autoconoscenza
domenica, 08 ottobre 2006
SCOSSA
Si sbrinano i pensieri
Che quel ghiaccio
All’interno di sé
Teneva ostaggi
Penosa roccaforte
Senza evidenti uscite
E inizio a sbrindellar rassegnazioni
Che amavo definir risolutive
È facile la vita
Quando si corre
Per non fermarsi
A sorseggiare l’anima
Ma ci son strade
Che con sopraffazione
Si fanno avanti
E al collo ci si avvinghiano
Ci scuotono perché
Le percorriamo
E ci rammentano
Concordati “arcaici”
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Melarea
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Ore 10:31

poesia, considerazioni, risveglio, percezioni, ricerca interiore
mercoledì, 04 ottobre 2006
INTUIZIONE
Fiotti di orgoni fluttuano
in quest’area precisa
m’invitano ad acuire
una vista che ignoro
non proviene dagl’iridi
né d’allucinazione
ma è spirito che fonde
con dei tempi raggiunti
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Melarea
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Ore 21:52

poesia, risveglio, mistero, evoluzione, percezioni
sabato, 30 settembre 2006
NAUFRAGIO CELESTE
Ho visto inerpicar le mie energie
Verso la costruzione di un vascello
Gli ho dato vita ed anima
E gli mancava solo la parola
L’ho impomatato e l’ho vestito a festa
L’ho battezzato come Inossidabile
E l’ho varato a tutte le tempeste
Ho atteso il suo ritorno
Con un trofeo di gloria
Al primo balbettio del mare aperto
Fingeva indifferenza, fischiettava
Ma quando s’è ingrandita
La voce del maroso
S’è andato a fracassar contro sè stesso
Inghiottito dalla disperazione
Diseredato dalla dea speranza
Svestito da un realismo sgangherato
E il suo relitto è ritornato a riva
Non più di bell’aspetto
Senza più la cravatta nè la scriminatura
E le sue vele, senza più tessuto
Per contro aveva assunto la parola
Aveva dato impiego a un ideale
E naufrago mi ha detto
<<sono tornato orrendo
ma…più ricco>>
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Melarea
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Ore 19:33

poesia, speranza, risveglio, spiritualità, ricerca interiore
giovedì, 28 settembre 2006
AAA NARRATORE CERCASI

Vengo da tutti i luoghi
e da nessuno
Cucciolo sprovveduto d’infinito
Vaghe reminiscenze
giocano a nascondino
dietro ai muri
d’un arcano esistere
Progetto impenetrabile
Resa dei conti, forse…
Domando conoscenza dello scopo
Imploro la presenza
di un Ricco Narratore
seduto al bar con me
occhi negli occhi
a offrir da bere luce
alla mia notte
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Ore 19:10

poesia, sensazioni, risveglio, mistero, spiritualità, metempsicosi, metafora, percezioni, autoconoscenza
mercoledì, 27 settembre 2006
ETERNA LOTTA
Diffido di me stessa
E mi rivolgo sguardi sufficienti
Quando chiudo le porte
Alla mia anima
Quando aderisco a realtà
La cui materia
Si scinde in mille serpi seducenti
Con mani corpulente e volitive
E spremono del succo di limone
Dentro le spaccature
Di un lento maturare di coscienza
Sarà una lotta eterna
E chiamo ad allearsi alla mia causa
La consapevolezza
Perché mi appoggi
A esercitar controllo
Su condense che avanzano
D’una illusa fierezza
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Melarea
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Ore 19:48

poesia, risveglio, mistero, spiritualità, metafora, divenire, percezioni
giovedì, 10 agosto 2006
ESSENZA
Aria.
Materia rarefatta
Resasi trasparente
non per nulla
Simile a una rinuncia
d’amor sacrificale
per dar chiarezza
ai nitidi contorni
del fascino che ondeggia
davanti al nostro semplice…
guardare
Tattile si fa l’occhio
quando sfiora
l’essenza del miracolo…
nel tutto.
E il tutto ci circonda
di risposte
laddove nessun dotto
ha mai potuto!
Finanche tutto il nostro dimenarci
indossa vesti
per l’orientamento:
ci porta all’asfissia
dall’illusione
per poi colmarci d’aria
a respirar…
l’Eterno
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Melarea
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Ore 17:37

poesia, sensazioni, risveglio, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni
martedì, 08 agosto 2006
CADUCHI CODICI

(autobiografica)
Quand’era un bòcciolo
e s’affacciava alla vita sorridente,
creava codici di granito duro,
e giurava a sé stessa
e al mondo intero
che mai nessuno
l’avrebbe smantellata.
Che ridere!
Sembrava una scienziata,
atta a ridurre al minimo possibile
la soggettività dei suoi pensieri.
…ma il bocciolo si apriva
e lentamente,
con la sua dischiusa,
scendeva a compromessi con la vita.
Tutto non è perduto,
qualcosa le rimane.
C’è ancora un postulato che conserva
quella peste di un fiore.
Lo sa che che non si tiene di riserva...
ma Dio perdona:
è il codice Interiore…
sussurrato da
Melarea
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Ore 22:29

poesia, considerazioni, risveglio, evoluzione, divenire
mercoledì, 19 luglio 2006
LETTERA AD UN AMICO
Non ti conosco, ma mi è bastata la lettura di un tuo post per capire che TUTTO ti ha portato sulla strada che stai percorrendo.
Probabilmente i tempi erano maturi. La strada che vuol raggiungere la Verità è molto tortuosa, quando non impercorribile. Molto spesso chi osa intraprenderla, richiama a sé, inconsapevolmente, una sorta di “aiuto” o “accelerazione” che lascia disorientati, smarriti, devastati, e, più spesso si preferisce tornare indietro sui propri passi.
Non è facile rinunciare agli attaccamenti di una vita percorsa fino a quel momento. Ci si sente propriamente sbalzati fuori dalla dimensione “materia” e tutto si veste di surreale. I nostri demoni fanno una gran fatica a venir fuori e ci sembra di essere “posseduti” da qualcosa che, in realtà, da sempre ha dimorato in noi.
Quando bussiamo SINCERAMENTE alla porta dello Spirito, Questi è sempre pronto ad aprirla, solo che per accedere a quel varco di luce che ci si apre davanti, dobbiamo subire una sorta di purificazione o “trasfigurazione” (come descritta nei Testi Sacri), non sempre gradevole. Anzi, quasi mai. Non temere. Quando si dice che Dio non ci dà mai da portare una croce più grande del nostro calibro, non si tratta di un pour parler. Sono certa che conosce i nostri limiti. Forse ci vuole “guerrieri dello spirito” ma, non vuole di certo, che perdiamo di vista le missioni per le quali siamo stati designati su questa terra. Anzi, ti dirò di più! Il mio amico Grisby, qui sotto ha pubblicato una poesia intitolata “Metempsicosi” e, la cosa non mi fa affatto ridere! Non escludo che ci vengano concesse più possibilità, prima di decidere col nostro libero arbitrio, di tornare a “Casa” dal luuuuuungo viaggio!
Nel frattempo, però, c’è un solo imperativo per noi: DONIAMOCI!
Buona fortuna amico.
Con affetto Mela
sussurrato da
Melarea
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amicizia, risveglio, evoluzione, spiritualità, divenire
martedì, 11 luglio 2006
Cammina cammina...

Chiedo scusa a chi mi legge ma, a volte, senza rendermene conto impiego una grossa quantità di area di testo solo per l’introduzione a quello che dovrebbe essere il concetto da trattare. Io stessa, quando ho letto alcuni libri ricchi di dettagli, ho vissuto con una certa acredine molti passaggi che sembravano non c’entrar niente con l’intero contesto. Tempi morti, mi dicevo! Questo scrittore vuole che il suo libro si componga di duecento pagine quando con una ventina se la sarebbe cavata più che egregiamente. Sciocca! Come si può costruire un ambito di situazioni, luoghi, atmosfere e via dicendo senza lasciare che il lettore riesca ad immaginarlo? Che vi si possa immergere completamente fino a diventarne il personaggio principale, o comunque quello che più gli aggrada? Infine, dopo una serie di considerazioni volte a scagionare l’imputato scrittore dalle mie stesse critiche, ho raggiunto finalmente una sorta di illuminazione. La lettura serve proprio a svestirci delle nostre limitazioni di percezione. Non dovremmo mai spaventarci alla vista di un tomo dalle dimensioni improponibili. Ma se il suo contenuto fosse fumo? Grandioso! Avremmo imparato a distinguere il fumo dall’arrosto; non torna sempre a nostro vantaggio? Sembra poco ma, saper distinguere un buon libro da una lettura idiota è un segnale di crescita. Il cammino procede e ci porta sempre più avanti rispetto al punto di partenza anche se, quest’ultimo ci sembrava la nostra isola felice. Già, un’isola felice in uno stagno di acqua immobile, senza trepidazioni si, ma anche senza entusiasmi. Ecco l’illusione che a volte ci cuciamo addosso. La pace del non andare avanti non molto diversa dalla sindrome di Peter Pan. Molte volte ho sentito dire: <<si stava meglio quando si stava peggio!>>, ed altrettante volte avrei preferito una pugnalata nel cuore. Il rimpianto del passato, il voltarsi indietro lo vedo completamente estraneo a quelli che sono i Progetti Divini per l’umanità.
A tale proposito mi viene in mente una poesia dal significato fortemente escatologico di Costantino Kavafis:
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Da pelle d’oca signore e signori no? Propongo con questo scritto di sbattere forte la porta sul naso ai rimpianti, se dovessero bussare prepotentemente cercando di offendere la nostra intelligenza con un’intimazione di arresto. Apriamoci senza paure e spaziamo oltre i confini del concreto.
Un’altra nostra limitazione (anch’io qui ci sono tutta!) è quella di leggere sempre e solo i post pubblicati nella prima pagina del blog che andiamo a visitare, lasciando un frugale commentino e via….. Ve n’eravate accorti vero? Ma certo che si. Io sto iniziando a leggere qualcosa a partire dall’ultima pagina. Perché non ci proviamo un po’ tutti? Non vale la pena conoscere un po’ meglio i nostri compagni di viaggio?
sussurrato da
Melarea
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Ore 23:02

poesia, considerazioni, risveglio, evoluzione, spiritualità
mercoledì, 21 giugno 2006
Pinocchio e affini...
…è una delle tante fiabe che potrebbero venirmi in mente.
Cos’hanno in comune? Il messaggio.
Pensiamo al processo alchemico cui è stato assoggettato il personaggio principale, prima di raggiungere il lieto fine. Un cammino lungo e faticoso che, solo, poteva garantirgli una meta. Un lieto fine che non dava di certo il via ai titoli di coda, ma che, al contrario costituiva il punto di partenza per una successiva avventura!
Pensiamoci per un attimo come a tanti “Pinocchi”!
Pinocchio era di legno. Suo padre l’aveva concepito e realizzato così; non poteva che crearlo così!
Il suo obiettivo era quello di avere un figlio, comunque fosse stato. Poi non gli è bastato più: voleva che diventasse un bambino “vero” (lo voleva anche Pinocchio, in cuor suo).
Non è magnifica come metafora? La spiritualizzazione di un essere inanimato. Di legno.
Finché dormiamo, non siamo tanto diversi dal burattino di legno e senza coscienza.
Ahimé, a volte dormiamo anche da svegli; siamo animati nei movimenti ma non nello spirito.
La coscienza bussa e bussa all’impazzata, ma pochi riescono a sentirne la voce, anche se tutti possono. Occorre solo volerlo. Persino Pinocchio ci riuscì. E sapete cosa lo mosse? L’amore. Lo stesso amore che mosse il principe a dare un bacio alla principessa addormentata da cent’anni ad opera di un incantesimo malefico. Si noti come il “risveglio” può essere anche indotto da terzi.
Cos’è che ha trasformato la bestia in un bellissimo principe? La fiaba narra, per chi non la conoscesse, di un principe egoista che, per punizione, fu trasformato in un’orribile bestia da una vecchina alla quale egli negò l’elemosina.
Solo se fosse riuscito nei successivi vent’anni ad innamorarsi di una fanciulla ed a farla innamorare di sé, l’incantesimo si sarebbe sciolto.
L’impresa non fu facile, ma l’esito tanto atteso andò in porto quasi allo scoccare del ventesimo anno. Cosa lo mosse? Non credo affatto che fu merito del suo desiderio di tornare umano. Era troppo depresso e scoraggiato per pensare di far qualcosa per sé stesso! Fu un amore autentico a redimerlo, poiché nessun amore simulato ha il potere si trasformare qualcuno in qualcun’altro.
Quanto siamo lontani da questi personaggi?
Quanto siamo vicini a loro?
Quando riusciremo a disfarci del burattino, dell’essere dormiente e della bestia che in noi dimora?
Quando riusciremo a collocare il più nobile dei sentimenti al centro del nostro universo?
Ma dove comincia l’amore?
L’amore comincia laddove realizziamo di essere molto di più di quello che crediamo.
In fondo l’ha creduto anche Pinocchio!
sussurrato da
Melarea
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Ore 18:16

fiabe, risveglio, spiritualità