
mercoledì, 27 agosto 2008
Quando nessuna cenere Pioverà sui miei versi E la mia china Sarà minimalista Quando saprò appoggiare Le mie labbra sul bianco da venire E non sarà uno specchio A farmi riconoscere Quando ogni mia parola Non sarà al mio servizio Ma sarà serva Dell’ultimo del branco Quando i miei pori Respireranno più forte delle nari E la mia sete Darà da bere a chi solleva l’indice Ecco…soltanto allora Non avrò più domande Che’ le risposte Saran celate in esse 
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Melarea
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domenica, 24 agosto 2008
Credimi non è nostalgia dell'Unità portata nella tasca posteriore destra dei Jeans
Credimi mia dolce amica
non è quella nostalgia,
quella dei tempi
in cui si portava l'Unità
nella tasca destra
dei Jens,
dietro,
che si leggesse il titolo
perche era giusto.
***
Forse solo del senso
delle fumose stanze
a discutere d'imperialismo
e di strappo
e con le compagne
dure come acciaio
dipinte su un quadro di Guttuso.
***
Credimi, mia dolce amica
il tempo lo accetto tutto
e la voglia di tornare indietro
non mi prende
e quando serve
si quando serve
lo sai che non mi tiro indietro
qualunque sia
il prezzo poi,
qualunque sia il prezzo,
i conti non li faccio mai prima.
***
E quando si parlava
di sparare ai gabbiani
alle stelle e alla luna
che avevamo le palle piene
di poesie d'amore
sempre uguali?
E le risate,
compagna le ricordi?
le risate sotto gli alberi
delle ciliege rosse
con te arrampicata
e io sotto
a guardarti le gambe
e tu che per poco non cadevi.
***
E' solo voglia di
leggera e frivola spenseriatezza
mia dolce amica
solo quella
che oggi
mi scioglie gli occhi
dentro un bicchiere
di acqua minerale
di condizione borghese
e forse
forse solo quello
perchè noi
abbiamo ancora qualcosa
nella tasca
e voglia
voglia di provarci
a cambiare il mondo storto
qualunque prezzo
qualunque prezzo
per un caffè macchiato caldo
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hariseldom
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martedì, 15 luglio 2008
Ti ho lasciato la firma sulle parole odierne È difficile avviarsi su impronte già plasmate c’è strada ancora liscia dietro la luna nera territori che vogliono solo mascelle dure Se i foderi combattono al posto delle spade si vince solo zucchero filato il tempo d’un respiro un rullo di tamburo e tu… di nuovo a terra come e peggio di prima Si sollevano ancora quei lembi di teatro t’incammini perplesso sottobraccio alla morte Dov’è chiarezza allora? Nel passo che traballa? Di un azzimo cosa offri? Briciola alla formica? È che…anche una formica potrebbe avere denti per averne abbastanza di cotanta avarizia È che…anche una tigre scapperebbe da un vile per dar pace alla zanna col gusto di un difficile 
ma VALIDO guadagno…
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Melarea
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lunedì, 07 luglio 2008
No no, non può servire togliere solo il sintomo Creme sul volto serica pelle impegni a sanatoria di frantumi che la sibilla dentro non rappezza neppure se assoldata riccamente Ci appoggiammo sul tenero del forse… Ci sentivamo in braccio a una legione d’angeli decisi a trasportare il nostro obbrobrio nel purgatorio eterno d’una bolla Un saltello di pulce uno sbadiglio ascetico e poi subito il piombo a rammentar la svista ai nostri pori Un indice distratto che puntava la luna verso un mare di stenti Pane nero condito senza pepe era quanto bastava a morire di fame e di mollezza Di nuovo in piedi il bellicoso giudice a strattonarci viene sotto stelle inghiottite da riluttanti idee di rilanciare
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Melarea
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venerdì, 04 luglio 2008
ECCO COSA MI HA DEDICATO PEDRO SALINAS A te si arriva solo attraverso te. 

Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.
Come avrei imparato la strada
se non guardavo nient'altro che te,
se la strada era dove tu andavi,
e la fine fu quando ti sei fermata?
Che altro poteva esserci
più di te che ti offrivi, guardandomi?
Però adesso che esilio,
che mancanza,
e lo stare dove si sta.
Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un'altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.
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Melarea
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mercoledì, 02 luglio 2008
È già così diverso quel ciliegio per due da scorticare come la paura di dosso radicata oltre il limite Troppo piena di sé Si enunciava perciò di sopportare di guardare laggiù, dietro gli incastri Un mattoncino al giorno poteva abbattere un intero bastione secolare senza scottarsi il derma con l’ampiezza di osare grossi massi con catapulte scese dalla ruggine di un pensare e pensare e poi pensare… E’ della vita il passo Struttura a vista Sempre Capo ritto in avanti, mai voltato Perché il volere è già l’ottenimento E’ più forte di un rito a propiziare di un libro delle ombre o magica clavicola
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Melarea
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lunedì, 30 giugno 2008
Zucchero amaro al lato d’un labbro volto aquilino tra specchi bruniti Piedi malfermi sgomentano il cavo che d’equilibrio pretende la resa Fiumi di fronzoli poggiati sul corpo presi alla fiera del poco comprare Non c’è vernice a lenire la rotta nessun miracolo sotto gli orpelli Un dente d’oro ed uno d’argento unici sfarzi d’un tempio interiore Giocano gli occhi cercando alleati la mano stringe manciate di mosche la veste è corta, il sorriso bacato la curandera ha serrato le labbra È troppo molle la solita strada forse è arrivata che sulla discesa ruzzola tutto e nulla s’afferra solo sull’erta s’incontra il segnale: <<Sotto la tela c’è il vero processo>>
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Melarea
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sabato, 28 giugno 2008
Passi felpati su lastre di ghiaccio spesse un millimetro forse di meno Pari le mani davanti al tuo urlo perché non crepi la nostra banchisa Sento la voce la sento è potente e mi avvicino a cavallo di un freno Qualcuno ha letto nei nostri silenzi ma li antepone alle cifre ottenute Fa troppo caldo lontano dai pori c’è troppa fiamma nel verso del Nord C’è chi cammina con occhi bendati sgranando corone di “solve et coagula” 
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Melarea
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sabato, 28 giugno 2008
Ora non c’è nell’aria il vuoto
a far da tappo alle divergenze
e come un fiato che s’invola
le parole corrono incrociate
spente.
Si spande a macchia scura
il vorticoso andare delle ore
inchiostro a cancellare idee
coprendo in nero ogni colore
finto.
S’incolla in gola un pianto
che non percepisce uscita
e colano a gocce di mercurio
percorsi di lacrime involute
urlate.
Vita che non conosce sole
lenta si prende la mestizia
confina il senso della gioia
nelle celle d’una prigione
in grigio.
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grisby6043
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giovedì, 26 giugno 2008
Nuvole asperse di candido dove come galline vestite di seta fissano abbagli tra serio e faceto dando alla vita carenza e miseria Indugiano illuse tra statici tempi nei crolli occultati da ipocrite risa Camminano basse su scarpe coi tacchi carezzano il fiele vestito di noia Si fa nera l’aria, più nero il venire ma quello che vale è salvare la faccia È tempo d’erigere, è tempo d’agire bisogna comunque aspettare domani
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Melarea
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lunedì, 16 giugno 2008
È pioggia acida
a bagnare nei pensieri
quel che resta
di una vita disperata
svolta al buio
di cortili senza voce
dove i cori
sono urla senza eco
e le braccia
il rifugio dalla noia.
È nel rantolo
che brucia tra le labbra
il canto vuoto
del vivere affannato
per un correre
verso chi vende la morte
quando la luce
si nasconde dalla mente
e l’assuefazione
è la strada verso il fondo.
Sono attimi
bruciati in solitudine
quelle perle
d’un sangue spaventato
che sparse
raccontano sconfitte
mentre gli occhi
s’annacquano perduti
in quel volo
senza cieli per volare.
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grisby6043
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martedì, 10 giugno 2008
Camminerai sulla battigia a sera Studierai il faro che ammiccherà alle barche cercando in esso tracce di nostalgiche somme Volgerai in basso gli occhi per raccattare i giorni di una stella marina riponendoli accanto a una rosa canina mai recisa Procederai sulla battigia a sera scalciando pigramente un guscio di conchiglia Braccia dietro la schiena e pensieri ordinati sotto un berretto fermo che lotteranno sempre contro i mulini al vento della Vita
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Melarea
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giovedì, 05 giugno 2008
Dicevi? Scusa… ero un po’ disattenta! Pane e rassegnazione per questo mondo coniugato all’imperfetto? È che ogni tempo ha la sua prepotenza e ruota la pagaia a galla d’acque torbide Sospendi dunque la celere sequela d’un presente che manca e ti fa “marameo”! Anche quando ti sembra d’afferrare gli onori tra l’alluce e il capello corri da fermo e insulti te e te stesso Ecco chi l’ha inventato l’imperfetto! La prima cosa che verifichiamo dopo che siam venuti a questo mondo è che siam degli sciocchi e l’ultima cosa che verifichiamo prima di trapassare è che siamo rimasti come allora
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Melarea
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mercoledì, 04 giugno 2008
Case case bianche occhieggiate da un treno che non vuole spiegarmi dove muore… Nascondo la mia bocca sotto i polsi I miei piedi li ormeggio sotto la grande quercia che non avrei voluto diventare Fuori dal treno cosa farò di più cosa di meno? Camminerò di fianco ad un muretto ruvido e lo accarezzerò neanche per fare la sua conoscenza ma per sapere se ho ancora delle mani Che cosa ne farò di queste mani? Forse una stretta due al capoclasse, al vigile, al portiere a un silfo che mi sbircia da un cantuccio ad un nocchiere che chiede il passaporto al guardiano di un lido… che mi aspetta da sempre
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Melarea
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lunedì, 02 giugno 2008
BUON COMPLEANNO AD UN AMICO VERO (FORSE UN ANGELO)
Forse non ti ho mai detto ciò che sei stato Tu mi hai redenta con le tue parole Ti strappasti di dosso la giacca e la camicia così che io vedessi ogni tua cicatrice unica vera fonte che suggellasse il verbo Quanto tempo mi hai dato dei tuoi preziosi giorni quando mi sgambettava l’amaro della vita! Tu mi hai redenta in tempo senza neanche saperlo e ingrata io che ti ho aspettato tanto soltanto adesso prendo quella tua mano che mi porgevi amica per baciarla Oh amico Amico Amico Angelo camuffato Per tanti e tanti mesi non ti distinsi le ali Amico nudo e crudo munito di pazienza e di dolore Messaggero d’amore Buon compleanno una carezza un fiore
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Melarea
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domenica, 01 giugno 2008
Sull’acqua viola un cigno che domanda del sole… Una mano gentile tenta in risposta briciole al suo verso e si contenta il becco per far sereno il cuore Nembi su nembi sfrattano l’oro lungo sullo scorrere ed il verde si sporge ventilato a quell’impeto in piena per rivedere ciò che ieri c’era Ma del suo volto non ha più riflesso solo per oggi Forse... pochi domani ancora
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Melarea
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sabato, 31 maggio 2008
Se nella vita si gioca al ribasso non è sul subito che si mesce lacrima Si fischietta felici e si grida “all’affare!” Ho vinto, ho vinto! Finchè si svuota d’aria il palloncino e si piega il sorriso in disinganno La combustione è sempre dispendiosa e la ruota saetta solo dietro moneta A imboccar strade facili è caccia magra certa e non muore di stenti solo chi ha scarso pane Si può perire pure del non aver ardito e seguita a far male l’aver usato gambe anziché testa
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Melarea
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giovedì, 29 maggio 2008
Si direbbe che il mare non racconta di noi che siamo nella valle e sopra i monti e che i suoi sassi tacciono sotto le nostre suole ferme a sognare Ma… Si direbbe che il sole a mezzanotte è solo un titolo Un ossimoro scenico che trascende il banale ma che sfiora l’assurdo degli assurdi Ma… Si direbbe che gli uomini danno la caccia a Dio per concepirsi e l’accento poi cade a metà sulla pelle e si transenna il corso in perpendicolare Ma… Si direbbe che il caso fornisce percentuali straordinarie e che i profeti sanno il fatto loro Ma… Si direbbe persino che il saggio insegna al folle ciò che lui stesso non eseguirebbe neanche sotto tortura e senza nessun “Ma”
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Melarea
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mercoledì, 28 maggio 2008
NON C’E’ GABBIA PER L’ANIMA
E c’era tutto il cielo travasato nel tuo sguardo cobalto mentre a falangi chiuse sgretolavi i tuoi sogni in un bicchiere Di te conobbi l’essere il non essere e la morte di entrambi Mai fenice risorta Di te toccai dolori e timide illusioni Guardavi assai lontano per scansare con gli occhi i pantani di scomodi richiami Dio, quanto urlò la gabbia attorno alle tue ali dispiegate! E quanto è fiacca adesso per averle richiuse con tirannide… Quel che non c’è non c’è neppure da palpato se ha trasferito l’ali dentro l’anima…
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martedì, 27 maggio 2008
Poi potresti scoprire che non si ama solo per una volta Perché quando s’accampa il cuore all’oasi è solo la stanchezza ad offrirgli da bere Perché offendi i fantasmi che ti scrollano se continui a sostare Perché se non ti cibi della vita quella che ti rigira nella notte e ti fa fare salti da stambecco sotto il sole e la pioggia non vedi quadrature nel tuo quadro Perché se non ti trottola l’idea che i muri sono frolli e che puoi diroccarli sarà il tuo pugno saldo a farsi liquefare da un fodero di spada Perché la vita ti vuole star davanti e corre travestita d’ogni cosa perché i tuoi occhi brillino e la inseguano E c’è anche che poi… potresti riscoprire che non si ama solo per una volta
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martedì, 27 maggio 2008
Soltanto il nulla sotto quella corona senza spine E mi spaventa i passeri di giorno… Fu il vaso di Pandora scoperchiato a rendere immateria ciò che mai fu materia Uno sciatto pensare nell’armatura sudicia d’emblematico teschio derubato degli occhi più essenziali o ancora peggio d’occhi mai posseduti E mi spaventa i passeri di sera… Uno sciatto pensare che semina e raccoglie con o senza travaglio frutti sciapi da campi senza messe né mezzadro Solo… spaventapasseri
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Melarea
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domenica, 25 maggio 2008
Portammo gli occhi indietro come quando la pioggia si ritira alle nubi per non dover temere il sole allo scoperto Abbracciammo l’oblio per non dover calzare l’ali dei semidei Piccoli noi Cerini senza testa fuoco solo pensato mai appiccato Piccoli noi Creature senza gambe senza braccia pavide stelle a credere che la felicità è dei visionari per non dover testare il peso d’afferrarla Piccoli noi che andiamo così, tanto perchè questa demografia gridi: all’esubero! Piccoli noi che non sapemmo usar le nostre armi
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Melarea
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venerdì, 23 maggio 2008
NULLA E' CIO' CHE SEMBRA ESSERE
Non chiederti chi siederà sulla tua pietra e non mi chiederò chi ingombrerà la mia Fu la nostra salita a dirci taciturna che non è la sostanza a far sostanza e che non è l’assenza a generare assenza Consultammo tarocchi, rune, oracoli e tutti ci narravano di un fiume che risale Quel fiume mai comparso neppure nelle fiabe Ci sono troppi ingegni ancora inesplorati ma quella tappa noi la raggiungemmo al fine I nostri polpastrelli null’avranno ad esigere in quell’ere sottili che vanno a sopraggiungere
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Melarea
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lunedì, 19 maggio 2008
Era comunque musica
quel vivere a singhiozzo