
venerdì, 30 maggio 2008
Non voglio più ascoltare i refoli di vento che giungono dalla notte fino al giorno con la lingua per terra. Ho imparato, con una certa esperienza maturata, a discernere ciò che è valuta falsa. Il vento lo voglio poderoso. Di quelli che scoperchiano le case, che ti trascinano alla loro velocità e destinazione, e che quando cessano di correre impazziti, ti lasciano un ricordo ben inciso e non una banale reminiscenza. Si, il vento mi piace coi muscoli. Ho sempre odiato le gambe molli, le parole flaccide, il pensare convulso di chi spera di produrre poi, frasi ad effetto. Quei refoli d’aria soffiano molto spesso sulle spalle con molta forfora depositata. Come dire? Abbisognano in qualunque modo di raccogliere consenso, anche per “una carta di pepe”, come si soleva dire una volta dalle mie parti. Quando la forfora sarà volata via, qualcuno avrà di che ringraziare il prodigioso intervento. E forse entrambi: “prodigio” e “beneficiario”, si lucideranno le unghie sul petto per il magro risultato ottenuto. Ma quel beneficiario, in tutta la sua vita, ha mai provato a rimuovere la forfora dalle sue spalle con le proprie mani? Aveva proprio bisogno di un venticello fatuo per ripulirsi e tirare avanti? Mah! Chi si contenta gode, “così così”, per dirla alla Ligabue! Sto andando nel mondo. Sto raccogliendo nei vicoli e nelle bettole, tutti gli antichi tesori non visti in passato. Una volta il teatro ed il cinema mi insegnavano il sapore dell’emozione visiva. Adesso sono le mie mani ad aver fame di nuovi sapori. Adesso le mie mani sono più prensili che mai, e portano dentro di me i giusti vortici energetici di chi guarda in avanti. Forse perché non ho mai amato piagnucolare su d’un paio di spalle spolverate. Forse per correre contro o a favore di un vento che sferza e vivifica…
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martedì, 20 maggio 2008
L’anima sa troppe cose, fa troppo chiasso, non tace mai. Sventa le trame e gli orditi della mente, la quale, per sua natura, è portata agli incasellamenti, nella maggior parte dei casi, ahimè, fallaci. La mente DEVE lavorare sodo per convincere sé stessa di qualcosa in cui la sua anima non crede. Ma la verità è solo nell’anima. Solo ed esclusivamente lì. Ed è questo che fa paura. La verità non sempre ci compiace ma, il fiuto, le sensazioni, l’istinto, sono queste le voci che, come la notturna Penelope, disfano le tele falsamente intessute dalla mente. È molto più auspicabile dunque, che sia l’anima ad educare la mente e non il contrario, poiché le conseguenze a livello psichico, alla lunga, possono risultare disastrose. Le malattie psichiche sopraggiungono proprio quando la mente combatte per avere la meglio sulla sua eterna resistenza: l’anima. È strano, tuttavia, che sia proprio il soffio vitale, la nostra parte animica, a muovere i fili di tutto il nostro essere, proprio come una pila nel pupazzetto che si agita. Perché è strano? Perché senza di essa, nemmeno “la grande bugiarda” avrebbe gambe per camminare. Il quesito non si pone diversamente allorquando pensiamo a Dio come al creatore dei demoni. Egli gerarchicamente è sopra ogni cosa, no? Orbene, i demoni e la mente servono a distrarci dal vero? Penso proprio di si. È il loro ruolo. Al di qua del velo, luogo che abbiamo scelto di esperire, fatto di energie dense, di illusioni, di avidità, l’amore (che risiede solo nell’anima), riesce ad esprimersi a sprazzi. La mente non ama, vuole essere amata. L’anima ama ed è pienamente appagata unicamente da questo. L’anima sa e conosce ogni cosa. È connessa con tutto e tutti. Percepisce. È deità allo stato puro. È la mente, dunque, il nostro velo, il palcoscenico sul quale tutti recitiamo il nostro copione, più o meno consapevolmente. Si: questo piano di esistenza è il nostro vero film, la nostra matrix, quell’esperienza così amaramente speziata, che solo nel nostro basso cielo, potevamo assaporare. Ed è solo realizzando che la mente mente, che si squarcia quel velo e tutto comincia a prendere la giusta direzione. Si può “tornare a casa” pur senza muovere un passo. Lo sapevate? 

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mercoledì, 23 aprile 2008
Partirò per la luce che ignorai Oltre le grate d’un grido di richiamo La tua disperazione insostenibile Il cuore spappolato Che mi hai mostrato in mano E nubi volumetriche Riflesse nei tuoi occhi da sconfitto Ed è la notte ad esserti vicina Anche nel pieno sole Tra le risa stridenti Di chi ti chiude il cerchio Sai bene che si vive assai più soli In grandi moltitudini Che in mezzo ad un deserto Se l’arido ti è dentro in ogni cellula E non basta che t’amino in parecchi Se non ami a tua volta Forse te stesso prima Che a volte si ricerca presso il prossimo Ciò che noi stessi Non sappiamo darci
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lunedì, 25 febbraio 2008
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venerdì, 26 ottobre 2007
Ho imparato a leggere Se tu sapessi leggere Non bramo il Saper Quando il tuo “Credo” E resterò immobile nel tempo
(Melarea & Reasilvia77)
per credere nella Parola Scritta
non apriresti il libro del Saper…
perché il peso della co-scienza
non regge gli archi a tutto sesto
del mio credo…
diverrà il tuo “So”
porrai quel tomo
tra le cose vacue
e resterai stupito
ad occhi chiusi
di essere i tuoi occhi
a mani in tasca
di esser le tue mani
camminando per le vie dei folli
che ignari di esser savi
con le loro labbra
stolte e sigillate
sorridono ebbri
tessendo le lodi
dell’effimero e dell’inganno
dati dall’illusione del libero arbitrio
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mercoledì, 15 agosto 2007
Non mi servono più voci salmastre
né dolci né salate
per medicar tessuti
ulcerati dal non allontanarsi
Scioperate talenti e propensioni
di panacea infeconda
che concedete carestia d’esami!
Fuori da questa stanza
speculazioni ornate d’equilibrio!
È troppo forte il neon
perché possiate ancora raggirarmi!
Sarà che il cielo scorre come un fiume
dandomi l’impressione d’esser statico
Sarà che il tempo è fermo
dall’inizio dell’Opera
e ciò che mi consuma è la sequenza
che non si discolpa
Sarà che il corpo cambia
per effetto di un gioco enigmistico
Sarà che anche il futuro
è già successo
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martedì, 05 dicembre 2006

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venerdì, 01 dicembre 2006
DA “IL LIBRO DEI SEGRETI” DI OSHO
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lunedì, 13 novembre 2006

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venerdì, 03 novembre 2006
Oggi… diversi da ieri Domani… da oggi L’indice accusatore dell’ottuso confina quest’effetto nel volubile allorché la ratifica di un saggio lo sconfina nella crescita
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sabato, 21 ottobre 2006
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venerdì, 06 ottobre 2006
Scorre una verità cui più non oso Opporre resistenza né diniego Con forza si dimena nei midolli Dei labirinti miei più abbandonati Aleggia nel di dentro E m'insegue dall'alto come colomba Va urlando che non v’è giusto o sbagliato Che tutto è contestabile visione La verità è un omaggio verecondo Che spesso si rigetta e si combatte Anche se costruita su misura Da maturar col tempo con la paglia Per ogni passeggero in escursione Ecco l’assillo! La mia la tua la vostra quella di loro Per simili che siano s’urtano sempre, pur senza incontrarsi C’è sempre un punto critico L’ostacolo Che non si fa saltare di buon grado Che porta alla discordia od al veleno Gambe più lunghe, dunque Salti d’atleta!
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mercoledì, 27 settembre 2006

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lunedì, 28 agosto 2006

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giovedì, 10 agosto 2006

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martedì, 08 agosto 2006
(autobiografica) 
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martedì, 08 agosto 2006

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mercoledì, 19 luglio 2006
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L'ignoranza si può considerare acuta solo fintanto che non la si riconosce come propria (Mela)


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