Nubi di passaggio


Oggi…

diversi da ieri

Domani…

da oggi

L’indice accusatore

dell’ottuso

confina quest’effetto

nel volubile

allorché

la ratifica di un saggio

lo sconfina

nella crescita

venerdì, 30 maggio 2008


VENTO A FAVORE

 

Non voglio più ascoltare i refoli di vento che giungono dalla notte fino al giorno con la lingua per terra. Ho imparato, con una certa esperienza maturata, a discernere ciò che è valuta falsa. Il vento lo voglio poderoso. Di quelli che scoperchiano le case, che ti trascinano alla loro velocità e destinazione, e che quando cessano di correre impazziti, ti lasciano un ricordo ben inciso e non una banale reminiscenza.

Si, il vento mi piace coi muscoli. Ho sempre odiato le gambe molli, le parole flaccide, il pensare convulso di chi spera di produrre poi, frasi ad effetto.

Quei refoli d’aria soffiano molto spesso sulle spalle con molta forfora depositata. Come dire? Abbisognano in qualunque modo di raccogliere consenso, anche per “una carta di pepe”, come si soleva dire una volta dalle mie parti.

Quando la forfora sarà volata via, qualcuno avrà di che ringraziare il prodigioso intervento. E forse entrambi: “prodigio” e “beneficiario”, si lucideranno le unghie sul petto per il magro risultato ottenuto.

Ma quel beneficiario, in tutta la sua vita, ha mai provato a rimuovere la forfora dalle sue spalle con le proprie mani? Aveva proprio bisogno di un venticello fatuo per ripulirsi e tirare avanti? Mah! Chi si contenta gode, “così così”, per dirla alla Ligabue!

Sto andando nel mondo. Sto raccogliendo nei vicoli e nelle bettole, tutti gli antichi tesori non visti in passato. Una volta il teatro ed il cinema mi insegnavano il sapore dell’emozione visiva. Adesso sono le mie mani ad aver fame di nuovi sapori. Adesso le mie mani sono più prensili che mai, e portano dentro di me i giusti vortici energetici di chi guarda in avanti. Forse perché non ho mai amato piagnucolare su d’un paio di spalle spolverate. Forse per correre contro o a favore di un vento che sferza e vivifica…

sussurrato da Melarea

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Ore 20:37



divagazioni, introspezione, riflessione, evoluzione, metafora, divenire

martedì, 20 maggio 2008


AL DI LA' DEI VICOLI CIECHI

     

L’anima sa troppe cose, fa troppo chiasso, non tace mai. Sventa le trame e gli orditi della mente, la quale, per sua natura, è portata agli incasellamenti, nella maggior parte dei casi, ahimè, fallaci. La mente DEVE lavorare sodo per convincere sé stessa di qualcosa in cui la sua anima non crede.

Ma la verità è solo nell’anima. Solo ed esclusivamente lì. Ed è questo che fa paura. La verità non sempre ci compiace ma, il fiuto, le sensazioni, l’istinto, sono queste le voci che, come la notturna Penelope, disfano le tele falsamente intessute dalla mente. È molto più auspicabile dunque, che sia l’anima ad educare la mente e non il contrario, poiché le conseguenze a livello psichico, alla lunga, possono risultare disastrose. Le malattie psichiche sopraggiungono proprio quando la mente combatte per avere la meglio sulla sua eterna resistenza: l’anima.

È strano, tuttavia, che sia proprio il soffio vitale, la nostra parte animica, a muovere i fili di tutto il nostro essere, proprio come una pila nel pupazzetto che si agita. Perché è strano? Perché senza di essa, nemmeno “la grande bugiarda” avrebbe gambe per camminare.

Il quesito non si pone diversamente allorquando pensiamo a Dio come al creatore dei demoni. Egli gerarchicamente è sopra ogni cosa, no? Orbene, i demoni e la mente servono a distrarci dal vero? Penso proprio di si. È il loro ruolo. Al di qua del velo, luogo che abbiamo scelto di esperire, fatto di energie dense, di illusioni, di avidità, l’amore (che risiede solo nell’anima), riesce ad esprimersi a sprazzi.

La mente non ama, vuole essere amata.

L’anima ama ed è pienamente appagata unicamente da questo.

L’anima sa e conosce ogni cosa. È connessa con tutto e tutti. Percepisce. È deità allo stato puro.

È la mente, dunque, il nostro velo, il palcoscenico sul quale tutti recitiamo il nostro copione, più o meno consapevolmente.

Si: questo piano di esistenza è il nostro vero film, la nostra matrix, quell’esperienza così amaramente speziata, che solo nel nostro basso cielo, potevamo assaporare.

Ed è solo realizzando che la mente mente, che si squarcia quel velo e tutto comincia a prendere la giusta direzione.

Si può “tornare a casa” pur senza muovere un passo. Lo sapevate?

 

sussurrato da Melarea

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Ore 19:27



sensazioni, filosofia, introspezione, metafisica, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni

mercoledì, 23 aprile 2008


OLTRE LE GRATE

 

Partirò per la luce che ignorai

Oltre le grate d’un grido di richiamo

La tua disperazione insostenibile

Il cuore spappolato

Che mi hai mostrato in mano

E nubi volumetriche

Riflesse nei tuoi occhi da sconfitto

Ed è la notte ad esserti vicina

Anche nel pieno sole

Tra le risa stridenti

Di chi ti chiude il cerchio

Sai bene che si vive assai più soli

In grandi moltitudini

Che in mezzo ad un deserto

Se l’arido ti è dentro in ogni cellula

E non basta che t’amino in parecchi

Se non ami a tua volta

Forse te stesso prima

Che a volte si ricerca presso il prossimo

Ciò che noi stessi

Non sappiamo darci

sussurrato da Melarea

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Ore 16:03



poesia, divenire

lunedì, 25 febbraio 2008


CATARSI

Perché davanti a quel fiore era cambiata la mia vita?
Cosa mi succedeva? Non ero più io e, questa volta, DOVEVO accettarlo.
Più volte, prima di allora, mi sorpresi a fare a pugni con una nuova prepotente essenza che cercava di spodestare, senza autorizzazione, la mia persona dal suo trono… Ma il mio modo di essere, non aveva mai raggiunto apici tali da subire una trasformazione così tanto radicale e la mia cecità, riusciva a concepire solo il cambiamento del corpo, del clima, del colore delle foglie in autunno, dell’esigenza di un ghiro di rinunciare alle proprie attività quotidiane a favore di un lungo letargo…
Rientrava tutto nel giusto svolgimento delle cose. Era semplicissimo: tutto DOVEVA andare così!
Ciò che non avevo mai fatto, era chiedermi il perché. Anzi, a ben guardare, non è che non l’avessi mai fatto ma, più genuinamente, al primo inghippo rinunciavo all’impresa di cercare una risposta.
Annaspare nella confusione, non era la mia massima aspirazione e dunque, mi imponevo dei limiti, precludendomi ogni possibilità di conoscenza. Avevo paura di “sapere” o, forse, di sentirmi troppo diversa da tutte quelle persone che, da sempre, mi circondavano di affetto e di attenzioni.
Quanti segnali non visti prima di allora! Quanti fiori, quanti cieli, quanti arcobaleni, quante piogge e quanti uomini inosservati! Quanta irriverenza verso un tutto che non mi era dovuto eppure era mio!
Come avrei potuto iniziare a parlar loro del mio nuovo “abito” senza rischiare di essere internata?
Ma il destino non mi permetteva di andargli contro – come d’altra parte fa con tutti. Cambiavo strada per non incontrare i suoi disegni e invece questi ultimi erano proprio lì: sotto i miei piedi, sul mio capo, ai miei fianchi, sulla mia via di fuga.
Cos’avevo fatto? Tutto ciò aveva il sapore di una condizione double-face. Se da un lato riuscivo a scorgervi il merito, dall’altro veniva fuori prepotente la certezza che si trattasse di una punizione.
Dove facevo risiedere la punizione? Mi sentivo offerta in olocausto quando, tra parenti, amici e colleghi, mi sentivo totalmente avulsa e mi costringevo ad essere quella persona che si aspettavano che io fossi: quella che conoscevano. E dove risiedeva il merito? Il merito arrivò davanti ad una viola del pensiero. In quel preciso momento decisi che la mia non era follia, non era diversità, era solo “il tempo”. Immersa nella contemplazione dei suoi colori, sentivo forte che a quel fiore mancava solo la parola. Esso pulsava, ondeggiava, emetteva frequenze, mi catturava imponendosi alla mia attenzione.
Io stessa diventavo la viola.
Quella viola ero io.

sussurrato da Melarea

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Ore 11:48



introspezione, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni, ricerca interiore, autoconoscenza

venerdì, 26 ottobre 2007


Il Cammino dei folli

Ho imparato a leggere
per credere nella Parola Scritta

Se tu sapessi leggere
non apriresti il libro del Saper…

Non bramo il Saper
perché il peso della co-scienza
non regge gli archi a tutto sesto
del mio credo…

Quando il tuo “Credo”
diverrà il tuo “So”
porrai quel tomo
tra le cose vacue
e resterai stupito
ad occhi chiusi
di essere i tuoi occhi
a mani in tasca
di esser le tue mani

E resterò immobile nel tempo
camminando per le vie dei folli
che ignari di esser savi
con le loro labbra
stolte e sigillate
sorridono ebbri
tessendo le lodi
dell’effimero e dell’inganno
dati dall’illusione del libero arbitrio

(Melarea & Reasilvia77)

sussurrato da Melarea

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Ore 19:54



poesia, amicizia, introspezione, risveglio, mistero, spiritualità, divenire, percezioni, autoconoscenza, quattromani

mercoledì, 15 agosto 2007


FUORI DA QUESTA STANZA...

 

Non mi servono più voci salmastre
né dolci né salate
per medicar tessuti
ulcerati dal non allontanarsi
Scioperate talenti e propensioni
di panacea infeconda
che concedete carestia d’esami!
Fuori da questa stanza
speculazioni ornate d’equilibrio!
È troppo forte il neon
perché possiate ancora raggirarmi!
Sarà che il cielo scorre come un fiume
dandomi l’impressione d’esser statico
Sarà che il tempo è fermo
dall’inizio dell’Opera
e ciò che mi consuma è la sequenza
che non si discolpa
Sarà che il corpo cambia
per effetto di un gioco enigmistico
Sarà che anche il futuro
è  già successo

sussurrato da Melarea

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Ore 15:14



poesia, introspezione, metafisica, quesiti, riflessione, spiritualità, divenire, ricerca interiore, autoconoscenza

martedì, 05 dicembre 2006


VORREI...

Mi hai regalato tanto
ma le mie mani
son troppo piccole
per contenere il cosmo
E cammino su e giù
per una stanza
con miliardi di porte
cercando quella
del chirurgo adatto
Vorrei...
Mani più grandi
 
 

sussurrato da Melarea

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Ore 19:53



poesia, amore, risveglio, metafora, divenire, autoconoscenza

venerdì, 01 dicembre 2006


DA “IL LIBRO DEI SEGRETI” DI OSHO

(Chi non ama prendere Buddha ad esempio, può tranquillamente sostituire a quel nome quello di Gesù o dell’illuminato che più si adatta al suo credo)
 
Molte cose vanno prese in considerazione. Primo: la psicologia occidentale non crede nell’essere dell’uomo, crede soltanto nella mente. Per la psicologia occidentale non esiste nulla al di là della mente. E se non c’è nulla al di là della mente, allora qualunque cosa tu faccia non aiuterà veramente l’uomo. Al massimo aiuterà l’uomo a essere normale, al massimo!
E che cosa è normale? Qual è la normalità? Solo ciò che è medio. Se però l’uomo medio in sé non è normale, essere normali non significa nulla. Significa solo che ti sei adattato alla massa. Perciò la psicologia occidentale fa una cosa sola: quando qualcuno è disadattato rispetto alla massa, i metodi occidentali lo omologano di nuovo alla massa, che non è affatto posta in discussione; nessuno si chiede se la massa sia sana.
Per la psicologia orientale il criterio non è la massa. Ricordati di questa distinzione: per la psicologia orientale la massa non è il criterio, la società non è il criterio. La società stessa è malata. Qual è il criterio allora? Per noi un Buddha è il criterio. A meno che tu non diventi come un Buddha sei malato.
Per la psicologia occidentale il criterio è la società, perché il Buddha non può essere un criterio. Non credono che esista qualcosa come l’essere interiore, ma se non esistesse, non ci potrebbe essere alcuna illuminazione. Ma quando l’essere interiore viene alla luce, allora c’è l’illuminazione.
Perciò la psicologia occidentale in realtà è solo terapeutica, è solo una branca della medicina. Cerca, ti aiuta a riadattarti. Non è un andare oltre. Lo sforzo orientale è diretto a trascendere la mente, perché per noi non esistono malattie mentali, ricordalo! Anzi, la mente è la malattia. Per la psicologia occidentale la mente non è la malattia. La mente sei tu: non è la malattia. La mente può essere sana. La mente può essere malata.
Per noi la mente è la malattia: la mente non può mai essere sana. A meno che tu non vada oltre la mente, non potrai mai essere sano. Perciò l’uomo normale non è veramente sano: è solo entro i confini, è malato entro i confini. La persona anormale è andata oltre i confini, e la differenza tra i due è solo di gradi: di quantità, non di qualità.
Tra te e un pazzo in manicomio non esiste alcuna differenza qualitativa, ma solo di gradi. Lui è un po’ più pazzo di te; tu sei dentro i confini. Funzionalmente, tu puoi tirare avanti; lui no, è andato più in là di te; è un caso avanzato, nient’altro. Tu sei sul sentiero, e lui è arrivato.
La psicologia occidentale cerca di riportarlo al gregge, alla mandria, alla massa. Lo rende normale. È un bene: è un bene, entro i suoi limiti. Ma per noi un uomo, a meno che non vada al di là della mente, è pazzo, perché per noi la mente è pazzia.
Perciò cerchiamo di dipanare la mente per conoscere ciò che sta oltre. Anche in occidente si provano i metodi del dipanamento, ma solo per adattare la mente, ma ciò che sta oltre non è presente. E ricorda: a meno che tu non riesca ad andare al di là di te stesso, non accade nulla che abbia un valore e, a meno che non ci sia qualcosa al di là di te che tu possa raggiungere, la vita è priva di senso.

sussurrato da Melarea

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Ore 13:50



religione, considerazioni, introspezione, risveglio, mistero, evoluzione, spiritualità, divenire, ricerca interiore, autoconoscenza

lunedì, 13 novembre 2006


PELLEGRINAGGIO

 
 
 
Ho concesso del tempo
Al mio pensare
Per tornare allo strazio
Di troppi miei momenti
Quando credevo d’esserne
Schiava per sempre
A volte il cambiamento ci è nemico
A volte, invece, cura ogni ferita
È caduco il dolore come la gioia
E spesso
Quello che noi chiamiamo
...libero arbitrio…
È libero soltanto in apparenza
Giacché qualunque opzione
Offre solo occasione per scorciare
O accrescere il percorso
Prima di guadagnare Quella Foce
È un Piano che sorride con pazienza
E ci sa attendere
Non con braccia conserte
Né con piede agitato che batte al suolo
Attende
Giammai nel tempo
Bensì
Nella sequenza
 
 

sussurrato da Melarea

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Ore 10:30



poesia, introspezione, risveglio, riflessione, spiritualità, divenire, ricerca interiore

venerdì, 03 novembre 2006


CRESCITA

 

Oggi…

diversi da ieri

Domani…

da oggi

L’indice accusatore

dell’ottuso

confina quest’effetto

nel volubile

allorché

la ratifica di un saggio

lo sconfina

nella crescita

sussurrato da Melarea

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Ore 18:08



religione, considerazioni, risveglio, riflessione, spiritualità, divenire, ricerca interiore, autoconoscenza

sabato, 21 ottobre 2006


IMMATERIALITA’

 

 
Senza più tacchi a spillo rumorosi
Di calzature sfilate ormai da tempo…
Si è fusa l’anima
Coi colori di un sogno
Sfumati dal sospingere
Di un vento mai sentito
Ora la sua dimora è nel silenzio
Luogo perfetto
Di dolce lontananza
Dove il più grande caos
Fa rima con…quiete
Dove il più grande senso
Fa rima con…Amore
 

 

sussurrato da Melarea

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Ore 20:08



poesia, amore, introspezione, divenire, autoconoscenza

venerdì, 06 ottobre 2006


VERITA' CHE ALEGGIANO

 

Scorre una verità cui più non oso

Opporre resistenza né diniego

Con forza si dimena nei midolli

Dei labirinti miei più abbandonati

Aleggia nel di dentro

E m'insegue dall'alto come colomba

Va urlando che non v’è giusto o sbagliato

Che tutto è contestabile visione

La verità è un omaggio verecondo

Che spesso si rigetta e si combatte

Anche se costruita su misura

Da maturar col tempo con la paglia

Per ogni passeggero in escursione

Ecco l’assillo!

La mia la tua la vostra quella di loro

Per simili che siano

s’urtano sempre, pur senza incontrarsi

C’è sempre un punto critico

L’ostacolo

Che non si fa saltare di buon grado

Che porta alla discordia od al veleno

Gambe più lunghe,

dunque

Salti d’atleta!

 

sussurrato da Melarea

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Ore 16:44



poesia, evoluzione, divenire, autoconoscenza

mercoledì, 27 settembre 2006


ETERNA LOTTA

 
Diffido di me stessa
E mi rivolgo sguardi sufficienti
Quando chiudo le porte
Alla mia anima
Quando aderisco a realtà
La cui materia
Si scinde in mille serpi seducenti
Con mani corpulente e volitive
E spremono del succo di limone
Dentro le spaccature
Di un lento maturare di coscienza
Sarà una lotta eterna
E chiamo ad allearsi alla mia causa
La consapevolezza
Perché mi appoggi
A esercitar controllo
Su condense che avanzano
D’una illusa fierezza
 

sussurrato da Melarea

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Ore 19:48



poesia, risveglio, mistero, spiritualità, metafora, divenire, percezioni

lunedì, 28 agosto 2006


FURIOSI DEI

 
Ho visto insorgere gli dei
tenendosi per mano
a stringersi in un cerchio
attorno a tutte le anime
naufraghe e rassegnate
 
Forsennati ed urlanti,
più demoni che santi
Assai feroce il mio
pure si fece avanti…
 
Non potrò mai scordarlo
benché non oso spesso
di svelarlo
Era più vorticoso
di mille e più uragani
Entrò nelle mie macchie
a rovesciar scaffali impolverati,
intrepidi progetti accantonati
all’insegna del poi e…
per cambiar,
del forse,
ci penserò domani
 
Mi prese per le spalle
con sei mani condite di minaccia,
non so se più o se men
della sua faccia
 
E cominciò a scrollarmi
con forza disumana
Sangue e fuoco i suoi occhi
assai eloquenti
tuonarono:
cos’è mai questa storia?
Noi siamo qui
per la tua sanatoria!
 
Guardati intorno
e trema di vergogna!
Da’ sempre senso a tutto, TI COMANDO:
a un filo d’erba,
a un raggio di pulviscolo
che luccica
nel buio della tua stanza,
ai voli onirici,
che hanno motivi sempre
per esistere…
 
Spogliati delle croste accumulate
allorché al tuo risveglio
penserai di non aver bisogno,
perché darai per certo questo monito
come il solito…
ingannevole sogno!

sussurrato da Melarea

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Ore 23:34



poesia, incubi, mistero, divenire, percezioni

giovedì, 10 agosto 2006


ESSENZA

Aria.
Materia rarefatta
Resasi trasparente
non per nulla
Simile a una rinuncia
d’amor sacrificale
per dar chiarezza
ai nitidi contorni
del fascino che ondeggia
davanti al nostro semplice…
guardare
Tattile si fa l’occhio
quando sfiora
l’essenza del miracolo…
nel tutto.
E il tutto ci circonda
di risposte
laddove nessun dotto
ha mai potuto!
Finanche tutto il nostro dimenarci
indossa vesti
per l’orientamento:
ci porta all’asfissia
dall’illusione
per poi colmarci d’aria
a respirar…
l’Eterno

sussurrato da Melarea

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Ore 17:37



poesia, sensazioni, risveglio, evoluzione, spiritualità, divenire, percezioni

martedì, 08 agosto 2006


CADUCHI CODICI

 (autobiografica)

 

Quand’era un bòcciolo
e s’affacciava alla vita sorridente,
creava codici di granito duro,
e giurava a sé stessa
e al mondo intero
che mai nessuno
l’avrebbe smantellata.
 
Che ridere!
Sembrava una scienziata,
atta a ridurre al minimo possibile
la soggettività dei suoi pensieri.
 
…ma il bocciolo si apriva
e lentamente,
con la sua dischiusa,
scendeva a compromessi con la vita.
 
Tutto non è perduto,
qualcosa le rimane.
C’è ancora un postulato che conserva
quella peste di un fiore.
Lo sa che che non si tiene di riserva...
ma Dio perdona:
è il codice Interiore…
 
 

sussurrato da Melarea

commenti (4)

Ore 22:29



poesia, considerazioni, risveglio, evoluzione, divenire

martedì, 08 agosto 2006


MESSAGGI DELLA NATURA

 
Fiondo lontano un sasso,
forse per rabbia,
in un laghetto
che limpido mi appare
e da dolori immune.
 
I suoi cerchi concentrici
si espandono, ad eco
di una perfetta geometria.
 
Tutto mi torna chiaro
e incredula, anche lì
scorgo un messaggio.
 
Ferito dalla mira,
il lago saggio
non urla ma volteggia,
fiducioso di offrire
un ricco ed esemplare
apprendistato.
 
Chissà quante sassate
occorre prendere
prima che si raggiunga
il tacito traguardo sospirato,
dove il più raffinato degli idiomi
diventa un edificio…
scalcinato!
 
 

sussurrato da Melarea

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Ore 16:50



poesia, filosofia, considerazioni, divenire, percezioni, ricerca interiore

mercoledì, 19 luglio 2006


LETTERA AD UN AMICO

 
Non ti conosco, ma mi è bastata la lettura di un tuo post per capire che TUTTO ti ha portato sulla strada che stai percorrendo.
Probabilmente i tempi erano maturi. La strada che vuol raggiungere la Verità è molto tortuosa, quando non impercorribile. Molto spesso chi osa intraprenderla, richiama a sé, inconsapevolmente, una sorta di “aiuto” o “accelerazione” che lascia disorientati, smarriti, devastati, e, più spesso si preferisce tornare indietro sui propri passi.
Non è facile rinunciare agli attaccamenti di una vita percorsa fino a quel momento. Ci si sente propriamente sbalzati fuori dalla dimensione “materia” e tutto si veste di surreale. I nostri demoni fanno una gran fatica a venir fuori e ci sembra di essere “posseduti” da qualcosa che, in realtà, da sempre ha dimorato in noi.
Quando bussiamo SINCERAMENTE alla porta dello Spirito, Questi è sempre pronto ad aprirla, solo che per accedere a quel varco di luce che ci si apre davanti, dobbiamo subire una sorta di purificazione o “trasfigurazione” (come descritta nei Testi Sacri), non sempre gradevole. Anzi, quasi mai. Non temere. Quando si dice che Dio non ci dà mai da portare una croce più grande del nostro calibro, non si tratta di un pour parler. Sono certa che conosce i nostri limiti. Forse ci vuole “guerrieri dello spirito” ma, non vuole di certo, che perdiamo di vista le missioni per le quali siamo stati designati su questa terra. Anzi, ti dirò di più! Il mio amico Grisby, qui sotto ha pubblicato una poesia intitolata “Metempsicosi” e, la cosa non mi fa affatto ridere! Non escludo che ci vengano concesse più possibilità, prima di decidere col nostro libero arbitrio, di tornare a “Casa” dal luuuuuungo viaggio!
Nel frattempo, però, c’è un solo imperativo per noi: DONIAMOCI!
Buona fortuna amico.
Con affetto Mela

sussurrato da Melarea

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Ore 22:54



amicizia, risveglio, evoluzione, spiritualità, divenire


QUALCOSA DI ME

Blogger: Melarea
Nome: Mela
Carmela Cioffi è nata a Trani (BA) il 12.02.63. A ventitrè anni si trasferisce a Novara dove vive e lavora come responsabile di un laboratorio multimediale presso una scuola per geometri. È pittrice, decoratrice di oggettistica, restauratrice. Da qualche anno si interessa di discipline trascendentali ed è operatrice Reiki. Ha pubblicato tre e-book di poesia. "Tra le crepe dell’anima" è la sua prima raccolta edita. Anatomia di un’anima. La raccolta di Carmela Cioffi si apre sulla pagina come un viaggio profondo Tra le crepe dell’anima, l’anima ovviamente dell’autrice, che in questa raccolta si mette a nudo. Un percorso lungo e articolato quello di Carmela Cioffi, che lentamente si svela. Pagina dopo pagina infatti, sembra farsi via via più concreta l’immagine dell’autrice, che trasforma la carta in un mondo per fermare il tempo e nascondere frammenti della propria vita. La persistenza della memoria. Questo sembra infatti essere il principio cardine attorno al quale si muove la scrittura di Carmela Cioffi, che affronta in questa raccolta due percorsi diversi, seppure vicini. Da una parte infatti vi è un tentativo di andare alla scoperta di sé, di preservare il proprio sentire, il proprio vissuto interiore, che si deposita e si cristallizza nello spazio delle poesie. Dall’altro invece vi è un tentativo di serbare dei momenti che hanno avuto una funzione di perno dell’esistenza dell’autrice. Momenti che appartengono al passato, ma che, non di meno, grazie alla memoria e alla scrittura, riescono a ritagliarsi il loro spazio di esistenza, a vincere il tempo.


Musica

SOGNO COLORI




PENSIERI


Amo il poeta

Che viaggia senza mezzi

E senza gambe

Vagabonda o corre

Che smuove il mondo

Senza leve o mani

Che non paga onorario

Ad un notaio

Perché possa lasciare

Testamento

Che dà corpo ai suoi sogni

Più d’un mago

E che sa contagiare

Dei suoi voli

Che imprime la sua firma

Senza china

O timbro a effigie

Sulla ceralacca

Amo il poeta

Che ha dato dimissioni

Dal finto senno

Che gli hanno insegnato

Amo il saggio poeta

Che ama la sua poesia

Autenticata…

Dalla sua follia


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L'ignoranza si può considerare acuta solo fintanto che non la si riconosce come propria (Mela)


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